RICORDI DELLA MIA NAJA

l'articolo scritto dal Presidente Poalo Frizzi è stato pubblicato sul DOSS TRENT del mese di marzo 2025 a  pagina 7

 

PRIMA PUNTATA


 

La mia gloriosa naja, quasi sessant’anni dopo

Racconto di Gianni T. gruppo di Carbonare

 

Ciò che passa attraverso i nostri occhi in buona parte definisce chi siamo. Una caserma, la storia di ognuno di noi, Alpini. Forse non è male guardare il passato per comprendere come eravamo e chi siamo oggi, per coronare un sogno che lascia i segni indelebili nella vita di ogni Alpino.

Feci domanda di arruolamento nei Vigili del Fuoco, dopo aver svolto alcuni corsi risultai abile, ma la risposta fu negativa e venni assegnato al corpo degli Alpini.

Così nel 1968 partii per Cuneo, destinazione Compagnia Trento, caserma “Battisti”. Durante il CAR ottenni una licenza premio 5+2, primo classificato nel corso reclute tra le compagnie della Trento, della Bolzano e del Comando.

Al termine della licenza, unico della “Trento”, venni inviato al CAR avanzato; al termine il capitano mi diede il biglietto del treno con destinazione Scuola militare Alpina di Aosta. Lassù, sceso dal treno, mi attendeva un sergente, che mi fece salire assieme ad altri cinque o sei commilitoni, su un pullman. Arrivammo così alla caserma “Monte Bianco” dove diventai a tutti gli effetti un lupo  della Monte Bianco, così veniva chiamato chi frequentava quella caserma.

Nel reparto attività sportive a La Thuile. Alla “Monte Bianco” feci quattro mesi, con corso di roccia e ghiaccio, palestra e topografia. Tra le escursioni ricordo il Monte Ruitor (3486 m), con il suo imponente ghiacciaio e con il laghetto sottostante e il rifugio Defferes. La Val Veny, il grandioso e imponente Monte Bianco, il Piccolo San Bernardo, il Gran Paradiso, dove allestimmo il campeggio per il CAI di Milano, il rifugio Bezzi, la Valgrisenche, il Cervino, il Monte Rosa. Montagne meravigliose tutte tra i 3000 e i 4000 metri. Bei ricordi, sul Monte Ruitor mangiammo polenta e rane e al ritorno, già all’imbrunire, il tenente Blua mi disse: “vai e mettiti in libera uscita”. Rimasi di stucco, ma era vero, ottenni una licenza 7+2! Giunsi a Trento alle due di notte e telefonai ai miei genitori perché mi venissero a prendere alla stazione.

Ritornato dalla licenza venni richiamato dal tenente Blua, che mi disse: “preparati tutte le cose che vieni trasferito alla caserma del Centro sportivo di Courmayeur <dette le aquile>. Ero al settimo cielo per la gioia!

Al Centro sportivo mi aspettava il capitano Valentino Stella, che invece di darmi il saluto militare mi afferrò calorosamente con una potente stretta di mano. Mi disse, tu abiti là e mi mostrò il suo gomito aggiungendo, tu stai proprio lì, al tuo paesino c’è una curva a gomito. Il periodo al Centro sportivo fu eccezionale e trascorsi anche un mese al mare, a Cave di Lavagna, in Liguria. Tutte le settimane c’era la sauna, avevamo un campo per la pallavolo, la sala televisione e una per il ping pong. Il maresciallo Tassotti era un appassionato di tennis tavolo e con lui feci interminabili partite. La mia naja terminò al Centro sportivo. Voglio terminare questi ricordi di un lontano e felice passato tra le Penne Nere, ricordando con affetto i miei superiori e i miei commilitoni Alpini: Martello, Blua, Mismetti, Stella Valentino, Stella Roberto, Stella Gianfranco, Stella Aldo, Tassotti, Serafini, Zanella. Al centro sportivo fu comandante il capitano Gheser Silvano di Lavarone, quando fece la scalata del Monte Bianco con Bonatti rimase congelato a mani e piedi e in soccorso giunsero, tra gli altri, Serafini Palmiro e Tassotti Alberto.

 

 

Comitato Doss Trent